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Sunday, May 8, 2016

Tarquinio Sini, un artista.


Tarquinio Sini – Il segno deciso, graffiante e ironico, nella creatività, nell’espressione di un artista, oltre il tempo…



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La sua vita, le sue opere, raccontate da Stefano Sini.
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Buongiorno, mi presento, sono Stefano Sini, sono qui per parlarvi di un artista, che ormai non c’è più, ma che in realtà è tra noi, vivo, con le sue opere che ancora trasmettono la sua energia,e questo, penso che valga per ogni artista, piccolo o grande che sia.

L’artista di cui parlerò è Tarquinio, Tarquinio Sini, si, ha il mio stesso cognome, c’è un legame di parentela, è lo zio di mio padre, ed è il fratello di mio nonno paterno. In famiglia si è sempre parlato con ammirazione della sua particolare figura,  come uomo e come artista.

Ora io sono qui, per cercare di farvelo conoscere, è vero non l’ho conosciuto personalmente,  ma cercherò comunque di presentarvelo, attraverso il mio pensiero, che è maturato da quello che ho potuto acquisire dai sentimenti e dai discorsi di mio nonno e di mio padre.

Cercherò di mostrarvelo senza dilungarmi, poiché la sua vita anche se breve, è stata però piena di avvenimenti.

Chi è Tarquinio Sini?
Tarquinio è nato a Sassari il 27 Marzo 1891, figlio di Vincenzo e Maria Peppa Falzoi.
Il padre Vincenzo è specialista in abiti da cerimonia e attivo presso una sartoria come tagliatore di modelli,ed è da lui che eredita l’attitudine al disegno.
Il tempo scorre e Tarquinio all’alba del nuovo secolo, dopo un breve trasferimento del padre a Roma, per motivi di lavoro, si trasferisce definitivamente a Cagliari.

Cagliari in quegli anni, è una città in pieno fermento artistico, con eventi e personaggi, più significativi della storia dell’arte sarda del primo trentennio del novecento;
difatti, troviamo l’artista Piero Ciuffo, amico e compagno di Antonio Gramsci, Mario Mossa De Murtas, pittore e incisore, era laureato in giurisprudenza.

artisti questi…che incrociano il percorso di vita di Tarquinio…

L’ambiente artistico di questo periodo è ancora dominato dal peso della tradizione e la modernità cerca di farsi largo attraverso tre artisti della generazione precedente quali:
Giuseppe Biasi (pittore, incisore e illustratore), Filippo Figari (pittore), Francesco Ciusa (scultore).

Il giovane Tarquinio, in questo contesto artistico,  cerca la sua strada, frequenta l’Istituto Tecnico Ghera, la cui scuola di disegno è diretta dal pittore Aristide Marozzi, ed è qui che Tarquinio germoglia, diventando uno dei migliori allievi e mostrando in pubblico attraverso la stampa  e rassegne periodiche, il suo operato, inserendosi nel dibattito artistico cittadino.

Tarquinio mostra da subito grosse doti di caricaturista…. e appena quindicenne, dal 1908, collabora al “Giornale Faceto” – Le donne, i cavalier, l’arme, gli amori – di Pasquale Marica (scrittore e direttore del giornale).

Nelle sue vignette,  in punta di pennello e nero di china, viene rappresentata la figura umana che in seguito verrà affiancata da immagini di animali e in particolare da cavalli, cui Tarquinio, ha dedicato un particolare studio, in quanto fonte, secondo lui, di segreta bellezza.

L’anno, successivo, nel 1909, Tarquinio esordisce al giornale satirico napoletano “Ma chi è?” accanto a nomi importanti quali: Guido Moroni Celsi (illustratore che collabora a lungo col Corriere dei Piccoli), Aldo Ajò (pittore e ceramista) , Francesco Bufi (illustratore), Eugenio Colmo detto Golia, per la sua statura e robusta costituzione, (disegnatore e direttore del Pasquino).

Nel 1910 per Tarquinio, c’è la svolta della sua vita, decide di andare a Torino per frequentare il Politecnico.

Intanto che attende la partenza, nel mese di maggio allestisce una mostra di caricature, alla “Passeggiata coperta di Cagliari”, un critico di allora disse… “la sua arte è come una reazione chimica, decompone negli elementi essenziali e mostra la falsità delle strutture”…

Arriva l’estate, Tarquinio parte, giunge a Torino, e per non rompere i ponti con l’isola, aderisce in qualità di socio alla Società degli Amatori e Cultori d’arte di Cagliari.

Il giornalismo satirico del tempo, è dominato dalle testate storiche, Il Guerin Meschino, L’asino e Monsignor Perrelli, L’uomo di pietra, Il Fischietto, Pasquino….. in cui ruotano un gran folla di artisti… e per Tarquinio si aprono nuovi orizzonti, viene assunto al “Pasquino”…. non frequenterà più il Politecnico….

Tarquinio, riesce a farsi spazio… e il 4 agosto, esordisce con una vignetta, dal titolo, “L’anticlericale: una bonne inesperta”, aprendogli la strada della notorietà e del successo….

 Tarquinio si misura con disinvoltura su ogni tema che gli viene proposto, ed il suo percorso è inarrestabile…. un bel giorno, viene nominato redattore capo del giornale, in cui lavora, il  “Pasquino”….. le più importanti riviste straniere, intanto… riproducono le sue caricature che trattano di politica internazionale….un tema purtroppo, molto frequente….

Siamo nel 1913…

In questo quinquennio torinese, la popolarità di Tarquinio è alle stelle…. Le sue vignette vengono costantemente riproposte su tutti i giornali….

Torino in quegli anni era la più importante sede di studi cinematografici…..  …e chissà per quale vero motivo, Tarquinio fu attratto da questo mondo, dall’arte cinematografica, dedicandosi alla redazione delle didascalie, la revisione dei soggetti e dei film girati, la riduzione cinematografica dei testi, il controllo e la regia di scene eccezionali in esterni….

Purtroppo l’improvvisa esplosione del primo conflitto mondiale, chiude l’esaltante esperienza di Tarquinio, ed egli decide di partire per Parigi, dove numerosi altri artisti si erano dati appuntamento, ritrovarsi lì tutti contro la guerra….  ma la guerra era ormai drammatica realtà …..

Tarquinio riprende i pennelli in mano, e crea delle etichette per un noto istituto di bellezza parigino…. . l’Insitut de Beautè…
Ma d’improvviso viene richiamato alle armi….. e l’esperienza parigina ha la sua fine…

Tarquinio, quindi rientra in Italia, dove gli è assegnato il ruolo di magazziniere a Perugia...…..con il compito di raccogliere grano e avena in tutta l’Umbria.

Nel 1917 abbiamo notizie di una sua collaborazione come illustratore per la rubrica de “Il giornale genovese”.

Le notizie, su Tarquinio, in questo periodo bellico sono frammentarie ed incerte….
Ma sappiamo che quando arriva la notizia della fine della guerra…. lui si trova a Roma in licenza…. ….Tarquinio rimane a Roma e viene assunto dalla CINES – nota poi con il nome (Unione Cinematografica Italiana)…con l’incarico di realizzare manifesti e materiale promozionale a stampa, assieme a Tito Corbella e Anselmo Ballester.

In passato è stata fatta una ricerca per recuperare i numerosi manifesti da lui creati, ma purtroppo senza esito….. Numerose sono le caricature da lui create, di note personalità del mondo dello spettacolo di allora, quali Ettore Petrolini, Anna Foguez, Emilio Ghione, …..

Nel 1919 la Casa d’arte Bragaglia propone la XVI Esposizione con la  mostra “Disegni da 4° pagina” di Tarquinio Sini, consacrandolo tra i più importanti espositori della rassegna, assieme ai predecessori Giacomo Balla (pittore, scultore e scenografo,  personaggio di spicco della pittura futurista e autore dell’omonimo stile letterario….), Fortunato Depero (pittore, scultore e pubblicitario), Giorgio De Chirico (pittore e scrittore, principale esponente della pittura metafisica), e Mario Sironi (pittore,  avvicinatosi poi al movimento futurista…sancendo così piena dignità alla pratica artistica della caricatura.
Al tempo Tarquinio era ormai un protagonista a tutti gli effetti, impegnatissimo nella grafica pubblicitaria, etichette pieghevoli cataloghi… passando poi alla raffigurazione femminile a scopo di affiches o caricatura…. Posarono per lui, affascinanti e famose attrici come Francesca Bestini, Fernanda Negri- Fougez, Pina Menechilli, Italia Almirante Manzini, Lucy di San Germano, Soava Gallone….solo per citarne alcune…. Riempiendo le riviste di allora e dove figureranno in diverse mostre personali ad Alassio, San Remo, Rapallo…

Si dice di Tarquinio…. che fosse un attento osservatore, capace di individuare facilmente il profilo psicologico del suo interlocutore…. Di saper cogliere al volo gusti e tendenze della società…. Di intuire con largo anticipo cosa avrebbe incontrato il favore del pubblico…. Caratteristiche queste che gli hanno consentito di primeggiare in ogni situazione….

Siamo nel 1922, Tarquinio dal suo studio romano, è in partenza per Napoli, dove ha l’incarico di decorare i padiglioni della Fiera campionaria….

Successivamente ha diverse collaborazioni, tra cui quella col giornale satirico “Il Siluro” e realizzerà il manifesto per “Il circuito di Roma”…

Verso il 1925, a 34 anni d’età, Tarquinio rientra in Sardegna……avendo già preso a collaborare con fogli satirici locali, tra cui “Il risveglio dell’isola”, “Sa Martinicca”, “L’uovo Pasquale”, “Il Camaleonte”……

Nel 1927 collabora a diverse attività editoriali, tra cui la copertina “Ai fanti di Sardegna”, “Mediterranea”, “Fontana Viva”, esponendo 25 tempere alla “Bottega d’arte CAU”,  alla Bottega di Andrea Clemente a Sassari, segnando così il suo nuovo percorso di vita artistica….

Tarquinio si esprime umoristicamente esasperando il raffronto tra tradizione rurale sarda  e la civiltà urbana, raggiungendo un tale consenso di pubblico che lo porterà a replicare largomento allinfinito collaborando alla polemica intellettuale del periodo tra Strapaese e Stracittà”……
In questo periodo, che va dal 1918 al 1940 la cultura italiana vive un periodo particolare, per l'affermarsi della dittatura fascista.
Si sviluppano due correnti di pensiero sotto i nomi di: Strapaese e Stracittà, che hanno movimentato questo momento storico.
Strapaese, era la linea di pensiero di chi voleva un fascismo populista, antieuropeo e antiamericano, paesano e attaccato alla tradizione; mentre Stracittà era il pensiero di chi voleva un fascismo sperimentale, d’avanguardia  e filoeuropeo, rifiutavando la tradizione…. Questi due modi, diciamo…. di vedere le cose… hanno coinvolto quindi, anche il mondo dell’arte…

Un critico definì così le sue tempere: “hanno una morbida freschezza di tinte e una mirabile nitidezza di disegno. Luminose di sapiente armonia anche nella composizione umoristica.”
Le sue opere vengono riprodotte e diffuse in centinaia di esemplari, in serie di cartoline, dalla stessa casa d’arte Cau e dalle ditte Dessì e Ledda.

Tarquinio esegue anche incisioni e ceramiche …. Dicevano di lui…“è un artista completo, esperto in tutte le tecniche, sa fare di tutto  e per tutto ha un nuovo motivo, un’idea geniale, una trovata straordinaria”…. Utilizzò anche la tecnica del pastello e disegnò mobili per l’arredo del caffè Torino, a Cagliari. Lettore appassionato e uomo di vasta cultura fu anche operatore culturale con numerosi articoli di costume e monografici per molti amici artisti. 

 Nel 1928 esordisce nella ceramica con opere realizzate ad Albisola (SV) in Liguria, trasportando così sulla maiolica tutta la sua personalissima visione….

Tarquinio è anche scrittore…. Sempre col suo fare canzonatorio pubblica un romanzo dal titolo “A quel paese….” Romanzo moderno a imitazione di tanti altri… per uso esterno…come lui stesso definisce….Venduto a “dieci lirette”… per gli amici il doppio…

Nel 1928, il giornale L’Unione Sarda, pubblica nella rubrica “Artisti di Sardegna”, con il titolo “Dove si parla di tutto e un poco (molto poco) anche di arte”…. una sua bellissima autobiografia, una sorta di auto intervista…. in cui Tarquinio mostra al pubblico il suo vero volto….. quel volto ironico e canzonatore ….

1929 Tarquinio, all’età di 38 anni, si sposa con la cantante lirica Teresa Tanda, chiamata affettuosamente Ina, trascorrendo con lei un anno a Teulada.

In questo periodo collabora col giornale “Pattuglia” e a dicembre allestisce una personale nell’oreficeria Margelli di Sassari con una ventina di tempere.

Seguirà un trasferimento di 2 anni a Milano……. lavorando per diversi editori….. da qui al 1939, anno in cui nasce l’unico figlio, Giantarquinio, la sua vita artistica è densa e frenetica, piena di realizzazioni in ogni sua specialità artistica…

Tarquinio può dirsi soddisfatto della sua vita…. un unico rimpianto… quello di non aver messo maggior impegno nella pittura…. Ma non certo per colpa sua, lui l’avrebbe anche fatto ma le vicissitudini della vita l’hanno portato in altre direzioni…. Le sue tempere  non sono andate oltre l’ambiente regionale….
17 Febbraio1943….

ore 15:00 circa, 135 aerei bombardieri, fortezze volanti, si dirigono sui cieli della Sardegna…. 

Tarquinio è in un bar di Via Roma, conversa con alcuni amici…. Quando d’improvviso il rombo dei bombardieri irrompe nel sereno dialogo…. Ed è la tragedia…. Tarquinio muore all’imbocco di Via Sant’Efisio, …era quasi arrivato nella sua casa, dalla sua famiglia…..

In via Sant’Efisio, tra la chiesa di Sant’Anna e quella di Santa Restituta, avvenne la maggiore strage…..

Non importa se Tarquinio…. non è diventato un famoso pittore…..

 … penso che sia stato ampiamente soddisfatto della sua vita d’artista; lui era un professionista, uno che con l’arte ha vissuto in tutti i sensi…. le sue opere, il suo spirito sono ancora tra noi…. Una vita in prima linea, sempre pronto ad accogliere nuove sfide, sempre in scenari diversi… un uomo che come tanti altri ha incrociato nella sua vita due terribili guerre mondiali….episodi che avrebbero sconfortato chiunque, ma Tarquinio seppe sempre rialzarsi, grazie alla sua forza d’animo e un pensiero mai in negativo…. e lo dimostra il fatto che anche nel suo ultimo giorno era tranquillamente in compagnia, a discorrere, serenamente con i  suoi amici d’arte…..

l’unico rimpianto? …  come padre, non ha potuto crescere il suo figliolo, ….  come marito non ha vissuto abbastanza accanto alla sua amata consorte…. Ma forse non è così… da lassù, ha comunque assistito e protetto la vita dei suoi amori….

Le sue opere, ora sono conservate da numerosi collezionisti,
le possiamo ammirare al Museo MAN di Nuoro, a Cagliari nella Galleria comunale d'arte, presso la collezione sarda "Luigi Pilloni", al Museo civico di Treviso e aggiungerei …. Presso la pinacoteca di Sinnai, di cui da poco sono venuto a conoscenza…

Tarquinio, posso considerarlo, un autentico maestro d’arte, per il suo insegnamento trasmessomi attraverso i suoi scritti e le sue opere, per mezzo di mio nonno e mio padre….. ed è a loro, in particolare, che devo, tutto l’amore, che mi hanno saputo infondere, per l’arte, che tuttora pratico…..

Su Tarquinio si è parlato tanto in passato…. e tra le tante ricorrenze scritte, vorrei citare il catalogo “Ilisso edizioni” di Paola Pallottino, figlia dell’etruscologo Massimo Pallottino,…. illustratrice, scrittrice e autrice di canzoni per Lucio Dalla e Angelo Branduardi…. scritto grazie al principale contributo di Giantarquinio Sini, delle famiglie Ugo e Sini di Cagliari, di Firenze e Prato, collezionisti ed estimatori….

Voglio concludere la storia di Tarquinio, con una sua personalissima affermazione, che credo rispecchi tutto il suo essere…..

Tarquinio amava dire: e queste sono veramente, le sue parole…..
 “Non si creda, tuttavia , ch’io non pensi di fare il capolavoro, prima di chiudere la mia lunga carriera artistica. Tutt’altro: il capolavoro più vero è quello che solo si pensa…. Intanto aspetto: aspetto che finalmente io arrivi a soddisfare me stesso, giacchè non mi capita mai di vedere e restare soddisfatto di un lavoro fatto da un paio d’anni…. Così il tempo passa; ed io lascio che continuino a credermi un pittore allo stato potenziale”.

In questa frase Tarquinio, lascia trasparire quello che in realtà avrebbe voluto fare, se solo il destino non fosse stato così crudele….. ma questa è la vita…..

Tarquinio, come lui stesso fa trasparire tra le righe della sua autobiografia, non si è mai sentito veramente libero… libero di creare…. di plasmare quell’opera sincera, schietta che nasce dallo spirito puro e libero dell’artista, fuori dai condizionamenti che la vita ci propone…..

Stefano Sini - FOSSIANT